La Campania è una regione le cui bellezze attirano moltissimi turisti. Naturalmente quando ci si reca in visita in un luogo è impensabile non assaporare i piatti e i vini tipici locali. In questa breve guida vogliamo svelarvi quali sono i vini migliori campani, partendo da un vino che viene prodotto in Costa d’Amalfi, zona di turismo enogastronomico e non solo, grazie all’assegnazione del titolo di patrimonio dell’Unesco.

Si tratta del vino Furore Bianco Fiorduva, prodotto nelle cantine di Marisa Cuomo. Questo vino ha ricevuto diversi riconoscimenti ed adopera uve surmature: i grappoli subiscono lavorazioni di pressatura, illimpidamento statico a freddo e inoculo di lieviti selezionati. In seguito viene lasciato fermentare alla temperatura di 12°C per circa tre mesi in botti di rovere. Il vino finito è di colore giallo dorato, dal profumo e dal sapore di frutta. Le uve che vengono adoperate sono al 30% uva Fenile, uva Ginestra di nuovo al 30%, mentre il restante 40% è uva Ripoli. Sempre in Costiera Amalfitana viene prodotto un altro pregiato vino bianco: il Costa d’Amalfi Doc Bianco Terre Saracene. Le uve adoperate sono Biancatenera al 50%, Pepella al 30% e Falanghina al 20%. La caratteristica unica di questo vino bianco è legata all’uso dell’uva Pepella, coltivata in pochissime zone del territorio amalfitano. Tale vitigno non rientra ancora in nessun testo di enologia e il suo nome è legato alla forma del grappolo, simile a grani di pepe.
Un altro vino campano molto apprezzato è il fiano d’Avellino: esso viene prodotto adoperando all’85% uve fiano e per il restante perlopiù greco bianco(fino al 15%), mentre in minima parte è permesso l’uso produttivo delle uve Coda di volpe e Trebbiano toscano: furono i Greci a portare in Italia l’originario vitigno del Fiano, le cui uve sono costituiscono la base di questo vino giallo paglierino. I terreni su cui crescono le viti sono caratterizzati da una notevole presenza d’argille, fino al 50%: questa caratteristica rappresenta un elemento positivo per la viticoltura poiché contrasta i periodi di siccità estiva, garantendo una maturazione più regolare dell’uva.

Altra produzione campana pregiata è il greco di Tufo, uno tra i pochi vini bianchi italiani che si presta all’invecchiamento. Il vitigno fu importato nella provincia avellinese nei comuni di Tufo nel primo secolo a.C: non per altro rappresenta il vitigno più antico della zona di Avellino. Le uve Greco costituiscono questo vino almeno all’85%, mentre la Coda di Volpe bianca può costituirne massimo il 15%.

Le uve del vino Lacryma Christi  sono coltivate solo in 15 comuni dell’area della provincia napoletana e sono localizzati su tutta la fascia pedemontana del Vesuvio . Le varietà di uva adoperate sono la Coda di Volpe Verdeca (minimo 80%), Greco e Falanghina (massimo 20%) quando si realizza il rinomato Lacryma Christi Bianco, mentre per il Lacryma Christi  rosso si adoperano le varietà Piedirosso, Sciascinoso(minimo 80%) e Aglianico (massimo 20%). La stessa percentuale di uve va applicata nella produzione del Lacryma Christi rosato.

Il vino Falanghina del Sannio prevede l’uso di uve coltivate in provincia di Benevento, ma si distinguono quattro sottozone, ossia la Solopaca, Guardia Sanframondi o Guardiolo, Taburno, e Sant’Agata dei Goti.I vitigni consentiti sono il Falanghina (minimo 85%) e altri vitigni a bacca bianca non aromatici della provincia di Benevento (fino a un massimo del 15%).